Il Grand Tour, viaggio dei rampolli d’Europa

Era il 1670, quando per la prima volta veniva utilizzato il termine “Grand Tour”, anche se in realtà quello che Richard Lassels volle definire con tale termine, era una pratica già in voga da alcuni decenni.

Già dal XVI Secolo, infatti, ma soprattutto tra XVII e XVIII secolo, era usanza (e quasi d’obbligo!) per i giovani aristocratici del nord Europa, compiere un viaggio che comprendeva come tappe Francia, Svizzera e i paesi dell’Europa meridionale e avendo come fulcro l’Italia, al fine di conoscere politica, cultura e arte di questi paesi. Il viaggio, che poteva durare da pochi mesi ad alcuni anni, aveva carattere educativo: a completamento di un ciclo di studi i giovani rampolli di tutta Europa potevano entrare in contatto diretto con ciò che restava della cultura classica.  Proprio per questo l’Italia ne costituiva una tappa fondamentale, perché ricca di resti dell’antica Roma e Grecia, immersi in paesaggi suggestivi e straordinari, come era ad esempio un vulcano in eruzione.

Se il viaggio in Italia non era poi così un’esperienza nuova (già dal Medioevo il paese era meta di pellegrini, artisti e studiosi), con il Grand Tour, esso acquista una nuova valenza. Ora l’elemento fondamentale ed importante è il viaggio in sé, per l’esperienza che permette di vivere: il viaggiatore è mosso dalla curiosità, dal piacere della scoperta e dell’evasione, del puro divertimento. Il viaggio è diventato ora “di moda”.
 
Il Grand Tour è senza dubbio il primo episodio documentato di turismo di massa.

E di documenti ne ha lasciati moltissimi. Opere d’arte e letterarie che descrivono e raccontano i viaggi di grandi artisti: Goethe, Charles Dickens e Dominique Vivant Denon (futuro primo direttore del Louvre) sono solo alcuni degli illustri personaggi che compirono questo emozionante viaggio. Molti scrissero sul Grand Tour e si diffusero delle vere e proprie guide su come affrontare questo viaggio, delle vere e proprie norme di sopravvivenza in un paese straniero, dalla scelta degli abiti a quella delle carrozze e delle locande in cui sostare. Il viaggio comportava quindi una lunga preparazione, veniva studiato in ogni dettaglio (proprio come si fa oggi con le vacanze All inclusive in cui tutto viene programmato!).

Non si pensi, quindi, che i viaggiatori del Grand Tour fossero degli avventurieri o che viaggiassero da soli! A volte una, altre volte un corteo di persone accompagnavano i giovani aristocratici in giro per l’Europa, sapendoli aiutare con la lingua, ed in ogni altra necessità (gli accompagnatori dovevano avere nozioni di chirurgia, cucina, contabilità…). E il viaggio non veniva certo effettuato su mezzi improvvisati! Almeno per chi poteva permetterselo, gli spostamenti avvenivano su delle carrozze complete di tutti i comfort, che sarebbero state le loro case, per diversi mesi!

Pubblicato il: 2016-11-22