Il Pellegrinaggio è ancora un viaggio attuale?

Tra le diverse forme di turismo ne esiste una che mi affascina da sempre. 
 
Ha radici davvero antiche, anzi, credo esista praticamente da sempre, con forme sicuramente diverse da quelle che conosciamo oggi: sto parlando del turismo religioso, che vede nel Pellegrinaggio la sua forma più classica.
 
Ma cosa significa “Pellegrinaggio”?
E quando ha avuto origine?
Prima di tutto, come ho già scritto all’inizio di questo articolo, le origini del turismo religioso (o almeno di qualcosa di simile) sono davvero arcaiche: da sempre l’uomo ha avuto bisogno di credere in qualcosa e di rendere questo credo più concreto possibile, rappresentandolo in tutti i modi, dalle antiche incisioni rupestri a tutto quello che oggi consideriamo simbolo di religiosità.
 
E’ proprio questo, credo, che ha portato da sempre alla creazione di luoghi sacri, di posti tangibili in cui il sacro era rappresentato o legati ad un velo di magia e misticismo: l’uomo da sempre ha sentito l’esigenza di spostarsi verso questi luoghi in occasioni particolari.
 
Per questo sono convinta che l’idea di un turismo religioso (con tutte le differenze del caso) sia sempre esistita.
 
 
 
Nel corso dei secoli, con l’arrivo delle grandi religioni storiche, questa idea ha assunto significati particolari, ma è da sempre qualcosa che accomuna tutte le religioni e tutti i popoli: se vogliamo proprio dirla tutta, ancora oggi, in un’epoca in cui tutto va verso il virtuale, i pellegrinaggi esistono ancora!
Ora, io non sono un’esperta di turismo religioso e pellegrinaggi, ma come già precisato si tratta di un settore che mi affascina da sempre e vorrei, in questo articolo, provare a spiegarne il significato.
 
Il pellegrinaggio è inteso come un viaggio compiuto per devozione, ricerca spirituale o penitenza, verso un luogo considerato sacro.
 
Si tratta di uno strappo alla nostra quotidianità, che ci permette di avvicinarci al sacro (di qualunque credo si parli): non è un semplice viaggiare per piacere, ma è uno spostarsi per uno scopo ben preciso.
 
La cosa curiosa è che il nome stesso di “pellegrino” deriverebbe dal latino peregrinus, che significa straniero, ad indicare una persona che non è abitante della città (e che quindi è meno civilizzato).
 
Ma soprattutto il pellegrino non è qualcuno che si ritrova ad essere straniero, ma qualcuno che lo diventa in modo consapevole e si assume tutti i rischi e le fatiche di questo status (interiori e materiali).
Sì, perché il pellegrino portava con sé le prove del suo viaggio: si vestiva in modo diverso, spesso si tatuava un segno del suo pellegrinaggio e portava al suo ritorno piccole reliquie, acqua santa e tutto quello che potesse testimoniare il suo percorso.
 
 
E allora ecco che poco è cambiato, l’indole dell’uomo viaggiatore rimane sempre la stessa: al di là di tutti i cambiamenti e le ragioni per cui si viaggia, tutti noi amiamo avere e mostrare le prove dei nostri viaggi, sei d’accordo con me?
Pensi che il turismo religioso sia un tipo di viaggio ancora attuale?
 
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Pubblicato il: 2021-04-02

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